Scritto da Tamara tradotto da Cerminio
[cerminio: Riporto un articolo tradotto in italiano, pubblicato qualche tempo fa, sul principale giornale galiziano che, descrivendo i risultati di uno studio sul turismo italiano in Galizia (analizza il caso di Santiago), da un’immagine abbastanza distorta di quel che noi italiani speriamo di trovare in questa regione prima di visitarla. Responsabile di questa situazione, che non agevola di certo l’integrazione e lo sviluppo sociale e culturale tra i due popoli, è la comunicazione pubblicitaria (sia tradizionale che sul web ) la quale, il più delle volte, non è in grado di offrire una visione sia pur minima, di tutte quelle innumerevoli opportunità offerte dalle bellezze naturali, paesaggistiche, culturali, gastronomiche e di divertimento di questa stupenda regione.
A questo grave handicap comunicativo, che dovrebbe far riflettere ed agire, attraverso delle azioni correttive gli organi pubblici e privati del settore turistico galiziano, sopperisce l’azione e l’efficacia del classico passaparola tra amici e familiari di chi ha già visitato la regione, come nel caso degli studenti erasmus (ma direi anche Leonardo e Comenius) che, alla fine con la loro esperienza, sono i reali portavoci della cultura galiziana in Italia].
Escrito por Tamara [Cerminio: Os presento un articulo publicado hace un mes en el principal periódico gallego, que describiendo los resultados de un estudio sobre el turismo italiano en Galicia (se analiza el caso de Santiago), da una imagen bastante distorsionada de como los italianos esperan encontrar esta región antes de su salida. El Responsable de esta situación, que no ayuda, desde luego a la integración y al desarrollo social y cultural entre los dos pueblos, es la comunicación publicitaria (tanto tradicional como a través de la Web) que la mayoría de las veces, no ofrece una visión ni si quiera básica, de las oportunidades ofrecidas como, la belleza naturales, la riqueza cultural, la gastronomía y el ocio de esa estupenda región. Este grave handicap comunicativo, que debería hacer reflexionar y actuar, a través de acciones correctoras a los órganos públicos y privados del sector turístico gallego, es sustituido por la acción del eficaz y clásico pasa palabra entre amigos y familiares de los que han visitado la región, como en el caso de los estudiantes Erasmus, Leonardo y Comenius ,que con sus experiencias, son los verdaderos portavoces de la cultura gallega en Italia].
Il 22% del turismo italiano proviene dagli studenti Erasmus
Il 28,5% dei turisti avrebbe cambiato la pubblicità che consultò prima di arrivare a Santiago.
Ne volantini, ne pagine web, ne pacchetti turistici speciali. Il motore principale del turismo italiano nella città di Santiago de Compostela sono gli studenti del progetto Erasmus che ogni anno invadono la Università di Santiago provenienti dallo stivale. Di fatto, il 22% dei visitatori arrivano nella capitale della Galizia consigliati da familiari o da amici dello scambio universitario. Sono i dati di uno studio realizzato dall’Istituto degli Studi e dello Sviluppo di Galizia (Idega) che analizza l’immagine che gli italiani hanno della città dell’Apostolo prima e dopo averla visitata.
Se i dati sono indicativi – solo il 4,5% dei visitanti decide di fare un viaggio a Santiago de Compostela dopo essersi documentato su riviste mentre da Internet si produce appena el 2% delle visite. Inoltre, le agenzie di viaggio gestiscono appena il 0,5% dei soggiorni – anche lo è il sentire l’esperienza dalla diretta voce dei protagonisti dello studio realizzato da Idega: i visitatori.
Per questo corso accademico passeranno per le aule dell’Università compostellana un totale di 170 studenti Erasmus provenienti dall’Italia. Due di questi sono Francesco Napoletano e Cristina Panigada.
Che immagine avevano di Santiago prima di arrivare? “Non sapevo situarla nella mappa geografica, pensavo che era sulla costa”, spiega il primo, che anche continua dicendo “ero stanco che tutto il mondo mi dicesse che andavo lì a pregare”. In effetti, lo studio rivela che l’immagine antecedente degli italiani è di una città profondamente religiosa – il 35% pensa così, e a questo bisogna aggiungere un 21,5% che dice che si conosce per il Cammino de Santiago e per la sua cattedrale – . Tuttavia, la sorpresa arriva appena si mette piede a Compostela. “Non sapevo que ci fosse un’università così, c’è molta gente giovane, molti erasmus”, dice Cristina. Lei veniva già preparata dai suoi compagni di corso, che già erano stati come Erasmus a Compostela l’anno precedente. Francesco riceve la visita dei suoi genitori, Massimo e Cinzia, che dopo solo una mattina nella città pensano chiaramente che è diversa da come l’avevano immaginata. Massimo credeva che era più piccola. Sua moglie che era più grande. In quello che invece sì concordano è nell’ambiente che è completamente diverso da quel velo religioso promosso nella pubblicità.
“Mi è piacuta molto la Praza de Abastos, è piccola ed è difficile trovare dei mercati del genere in Italia, stanno ormai scomparendo”.
Marco, il fratello di Cristina, solo conosceva Compostela per via del Calcio e il Camino de Santiago fino a che sua sorella gli raccontò come realmente fosse questa città e da lì poi la informazione fu passata alla sua fidanzata, Sara; entrambi passeranno il fine settimana tra Compostela e la costa galiziana. “Mi disse che era una città storica e culturale”.
Il 28% cambierebbe la pubblicità
Non è indovinata la promozione? Sì, secondo questo studio e gli stessi italiani. “Se inserisci Santiago in Google solo escono immagini della cattedrale e del Cammino”, sentenzia Massimo e allo stesso tempo sua moglie, Cinzia. “Dovrebbe esser cambiata perché c’è molto di più”. Lo studio di Idega di Santiago quantifica questa visione. Il 28,5% dei turisti che consulatarono immagini di Santiago in Internet dicono che avrebbero cambiato pubblicità.
Che si trova di gastronomia nella pubblicita? Zero. “Le risorse come la offerta di itinerari verdi, la vita universitaria, la tradizione gastronomica [..] solo si scoprono una volta che si arriva in città”. Come dimostra, un esempio “Mia madre mi chiese se andavamo a mangiare la paella, credeva che era un piatto tipico di queste parti”.
Art. scritto da Tamara Montero
Fonte: La Voz de Galicia del 03/04/2011
El 22% del turismo italiano llega a través de los alumnos de Erasmus
El 28,5% de los viajeros habrían cambiado la publicidad que consultaron antes de venir
Ni folletos, ni páginas web, ni paquetes turísticos especiales. El gran motor del turismo italiano en Compostela son los estudiantes de Erasmus que cada año recalan en la Universidade de Santiago procedentes de la bota. De hecho, el 22% de los visitantes llegan en la capital de Galicia aconsejados por familiares o amigos de intercambio. Son datos de un estudio realizado por el Instituto de Estudos e Desenvolvemento de Galicia (Idega) que analiza la imagen que los italianos tienen de la ciudad del Apóstol antes y después de visitarla.
Si los datos son reveladores -solo el 4,5% de los visitantes decide viajar a Compostela leyendo el periódico e Internet genera tan solo el 2% de las visitas. Además, las agencias de viajes gestionan tan solo el 0,5% de las estancias- también lo es escuchar la experiencia de viva voz de los protagonistas del estudio del Idega: los visitantes. Este curso pasarán por las aulas de la Universidade compostelana un total de 170 alumnos de Erasmus naturales de Italia. Dos de ellos son Francesco Napoletano y Cristina Panigada. ¿Qué imagen tenían de Santiago antes de llegar? «No sabía situarla en un mapa, creía que era costera», explica el primero, que también responde que «estaba cansado de que todo el mundo me dijese que iba allí a rezar». Precisamente, el estudio revela que la imagen previa de los italianos es de una ciudad profundamente religiosa -el 35% lo cree así, a lo que hay que sumar un 21,5% que dice que se conoce por el Camino y la catedral-. Sin embargo, la sorpresa llega una vez se pone el pie en Compostela. «No sabía que hubiese una universidad así, hay mucha gente joven, muchos erasmus». Cristina coincide. Ella venía ya preparada por sus compañeros de clase, que ya habían estado de Erasmus en Compostela el año anterior. A Francesco lo visitan sus padres, Massimo y Cinzia, que después de solo una mañana en la ciudad tienen claro que es distinta a lo que habían imaginado. Massimo creía que era más pequeña. Su esposa que era más grande. En lo que sí coinciden es en que el ambiente es completamente distinto al halo religioso de la promoción. «Me ha gustado mucho la Praza de Abastos, es pequeña y ya es difícil encontrar mercados así en Italia, se han ido abandonando».
Marco, el hermano de Cristina, solo conocía Compostela por el fútbol y el Camino hasta que su hermana le contó como era y también se lo transmitió a su novia, Sara, que pasarán el fin de semana entre Compostela y la costa gallega. «Me dijo que era una ciudad histórica y cultural».
El 28% cambiaría la publicidad
¿Falla la promoción? Sí, según el estudio y los propios italianos. «Si pones Santiago en Google solo salen imágenes de la catedral y el Camino», sentencia Massimo a la vez que su esposa, Cinzia. «Habría que cambiarlo porque hay mucho más». El estudio del Idega cuantifica esta visión. El 28,5% de los turistas que consultaron imágenes de Santiago en Internet dice que habría cambiado la publicidad.
¿Qué hay de la gastronomía? Cero. «Los recursos como la oferta verde, la vida universitaria, la tradición gastronómica [..] solo se descubren una vez en la ciudad». Como muestra, un botón. «Mi madre me preguntó si íbamos a comer paella, creía que era típico aquí».
Art. escrito por Tamara Montero
Fuente: La Voz de Galicia del 03/04/2011


La prima volta che presi l’aereo nel 1992 per venire a Santiago in areo da Milano, Linate, l’agente al controllo documenti mi chiese il visto, é vero che non erano ancora aperte le frontiere con il trattato di Schengen peró un visto per viaggiare in Europa???, naturalmente un malinteso l’agente credeva che viaggiavo a Santiago D.C. (di Cile!!) e negava l’esistenza di un altro Santiago D.C. (di Compostela) con cartina geografica alla mano e con molta diffidenza mi ha fatto partire…….
Vero come l’oro! Io non conscevo per niente Santiago prima di andarci, non la avevo mai nemmeno sentita! Dall’immagine che avevo da google mi aspettavo un covo di cattolici incalliti, non una città viva, giovane e universitaria!!! Gente alla mano, gentile, che parla spagnolo se non capisci il gallego, giovani dapertutto, una vita notturna eccezionale e per tutti i gusti… E’ diversa dalla Spagna che tutti conoscono ma è una meravigliosa città e ben poco valorizzata!
Certo è proprio così, la Galizia è una regione sconosciuta , sono galiziana e vi posso dire che quando parlo con i vostri connazionali nessuno sa dov’è c’è la Galizia, mi parlano di Barcellona , Madrid oppure qualche posto del Mediterraneo, meno male che adesso siete voi a condividere e anche a rendere noto questa bella parte della Spagna… Grazie ragazz@.
La Galizia è una regione splendida abitata da gente splenda.Per gli amanti della natura è un paradiso, per gli amanti della buona cucina (pesce, carne, verdura) e del buon bere non vi dico. Per non parlare delle feste da maggio a settembre nei piccoli paesini (pueblos). Insomma per una volta lasciate perdere le pur belle Barcellona e Madrid e andate a visitare la Galizia…. e buon divertimento!!!!!!!
Non sono mai stat in Galizia ma ho molti amici che vengono da quella regione e amici italiani che ci son stati con Erasmus, quindi sicurament ci andrò un giorno. Ho sentito parlare molto bene di quella regione dal poco che conosco degli spagnoli la gente di quella regione è un pò diversa dallo spagolo tipico…
Ti aspettiamo in Galizia, io sono un’altro Italiano approdato anni fa per lavoro a Pamplona ( navarra) e fu li che conobbi mia moglie una galiziana DOC.. adesso viviamo in ASIA sempre per lavoro , ma abbiamo casa vicino a orense, e credimi , Galizia e’ magica…e non dubiterei a rientrare, se non fosse che il mio e’ un lavoro “particolare” e adesso come adesso in Spagna la crisi si sente davvero !!
ciao
Cari utenti di Italia in Galizia,
io vivo a Ourense ormai da vari anni e si, anch’io sono approdata a Santiago con l’Erasmus nel lontano 2005. Da quel giorno ho avuto modo di conoscere a fondo questa regione, la sua cultura, la sua lingua e la sua gente.
Ora, dopo vari anni, ricordo ciò che mi insegnarono in un corso di “guida di riserve Naturali” e di turismo che ho fatto a Coruha vari anni fa. La Galizia non è interessata al turismo. Se non promuovono la regione in modo più efficace un motivo ci dev’essere e la loro sentanza era che semplicemnte non sono interessati a trarre frotte di turisti, forse spaventati dall’esperienza Marbella.
Si può non essere d’accordo, dire che è una visione chiusa e ottusa, che sarebbe possibile gestire il turismo per evitare disastri e che l’acqua gelida dell’oceno farebbe già di per se’ da filtro; certo, tutto questo è vero. Ma forse un fondo di verità c’è. Volevo proporvi questa idea, che questo mutismo pubblicitario potrebbe anche essere voluto.
Un abbraccio a tutti voi in questo inizio 2012, vi auguro di ricevere tante visite e di poter vedere spesso la vostra famiglia!