Scritto da Lois Vàzquez Barciela
[cerminio: Uno dei discorsi, a cui si fa sempre riferimento parlando della Galizia, è legato al fenomeno dell'emigrazione che si è verificata lo scorso secolo in questa regione. Il dover emigrare, lasciare la propria terra natia portando con se semplicemente il ricordo malinconico e nostalgico delle proprie origini, con quel sentimento struggente, che qui in Galizia si associa al termine "morriña" accomuna allo stesso modo anche tanti nostri connazionali, soprattutto del meridione, che, nello stesso periodo, dovettero lasciare con la famosa valigia di cartone la propria terra a cui, forse, mai più avrebbero fatto ritorno].
Da questa comune storia, di cui tutti noi italiani e galiziani sicuramente conserviamo testimonianza nell’esperienza di uno dei nostri parenti emigrati in quell’epoca, vorrei partire, rilanciando un post pubblicato su un portale, dedicato alla realtà calabrese, che mette a confronto, appunto, il fenomeno storico dell’emigrazione in due regioni molto simili tra di loro come la Galizia e la Calabria.]
Escrito por Lois Vàzquez Barciela [cerminio: uno de los discursos en los cuales siempre se habla de Galicia hace referencia al fenómeno de la migración que tuvo lugar el siglo pasado en esta región. La necesidad de emigrar, abandonar la patria, trayendo solo recuerdos tristes y nostálgicos de su origen, con ese sentimiento que aquí en Galicia se llama "morriña" une de la misma manera muchos de nuestros compatriotas, especialmente los del sur que tuvieron que salir con la famosa “maleta de cartón” de su tierra que, tal vez, nunca volverían a ver. A partir de esta historia común, que todavía muchos italianos y gallegos mantienen testimonio en la experiencia de uno de sus parientes que emigraron en aquella época, que aprovecho la inspiración para lanzar un articulo publicado en un sitio web dedicado a la realidad de Calabria, que compara, de hecho, el fenómeno histórico de la migración en dos regiones muy similares entre sí como Galicia y Calabria].
Il carattere e l’identità di un popolo si forgiano attraverso lo scorrere dei secoli. Tutti i popoli hanno vissuto boom economici, subito invasioni oppure hanno avuto governi liberali che hanno sviluppato l’economia, oppure ancora altri oppressori che hanno ridotto al minimo le infrastrutture. Tutte queste situazioni hanno lasciato il segno sulla coscienza di chi ha vissuto ogni tempo e sui loro discendenti. Tuttavia, molti popoli sono sempre stati più avvezzi a dominare che ad essere dominati, più combattenti o più riluttanti, più oppressi o più liberi.
Esistono tanti popoli che, come i calabresi, hanno sperimentato molte sventure per tutta la loro storia.
Dalle invasioni greche e romane all’unità d’Italia tramite il dominio di aragonesi, borboni e altre civiltà, il percorso storico della Calabria ha segnato in modo inequivocabile la mentalità e il carattere di questa Terra. Un popolo che, dopo millenni di esistenza si trova, dal XVIII secolo, davanti alla decisione finale sul proprio stesso destino.
Nel giro di pochi decenni, la Calabria, come tutta l’Italia del sud, è passata da essere uno dei territori più sviluppati d’Italia com’era nella prima metà dell’800 relativamente al progresso del periodo, fino ad essere oggi tra i più poveri. Le condizioni economiche della zona hanno raggiunto i più bassi livelli di sviluppo, rendendo la Calabria un luogo dove le persone non riescono neanche a guadagnare ciò che serve per vivere, e da qui la necessità di emigrare. L’emigrazione è diventata un elemento integrante del popolo calabrese da ormai molti decenni.
Purtroppo, questo elemento non è un’esclusiva dei calabresi. Molte persone sono state costrette ad abbandonare le loro terre in cerca di un lavoro dignitoso e un pasto. Irlandesi, scozzesi e polacchi sono solo alcuni dei numerosi Paesi in cui il popolo ha sofferto la miseria e la disperazione di non trovare la possibilità di realizzare dignitosamente la vita nel luogo natio. Tuttavia, ci sono Paesi in cui la disuguaglianza tra le diverse regioni determinava il fatto che non tutti avevano il bisogno di emigrare, ma solo alcuni. In Italia, sono terre di emigrazione solo quelle del sud come la Calabria. In Spagna, ad esempio, è terra di emigrazione la Galizia, la regione più nord/occidentale di tutta la penisola Iberica, al confine settentrionale del Portogallo.
Come la Calabria, la regione della Galizia ha vissuto momenti di prosperità e di importante sviluppo economico e culturale. Uno dei momenti di maggiore crescita è stato tra il XIII e il XIV secolo, soprattutto sotto il regno di Alfonso X il Saggio. Era il periodo in cui la lingua e la cultura della Galizia sono stati interamente “esportati” a quello che oggi è il Portogallo, e lo sviluppo economico è stato pari a quello dei regni più importanti d’Europa. In seguito ai progressi della “Riconquista” (il periodo storico in cui i regni cristiani di Aragona e Castiglia iniziarono la guerra contro gli Arabi a sud della penisola Iberica), i due regni furono uniti dando vita a ciò che oggi è la Spagna e ponendo fine, in gran parte, alla svolta che la regione stava vivendo.
Dal XVIII secolo, anche la Galizia come la Calabria ha iniziato a registrare un boom nel numero di persone che decidevano di lasciare la loro terra. Tuttavia, non solo la fame e la miseria hanno spinto migliaia di cittadino ad emigrare, perché bisogna avere anche molto coraggio per abbandonare il luogo in cui si è nati per cercare benessere a distanza con una sorta di obbligo morale di fornire un sostegno economico a quelli che sono rimasti. E ‘vero che molte parti del mondo hanno vissuto situazioni simili, ma non tutta la gente ha scelto di emigrare. Lo scrittore Alfonso Rodríguez Castelao si riferiva così agli emigranti galiziani: “Mentre i fattori economici erano abbastanza importanti per far andar via dalle loro terre molti galiziani, è anche vero che sappiamo di vagare per il mondo alla ricerca del benessere a differenza di molti spagnoli che avrebbero preferito morire di fame per non dover prendere strade sconosciute. Noi galiziani abbiamo saputo organizzare le carte, abbiamo saputo chiedere un biglietto di terza classe, ci siamo nascosti nella stiva di un transatlantico, abbiamo aperto le frontiere chiuse, chiediamo lavoro in tutte le lingue, conosciamo tutto quello che c’è da sapere anche sia la prima volta che lasciamo casa”.
Queste parole definiscono il carattere del popolo galiziano che senza dubbio possono definire bene anche un popolo come quello calabrese che ha combattuto contro tutte le avversità per raggiungere la prosperità in un mondo così complesso e pericoloso.
Per quasi due secoli, più di due milioni di galiziani sono partiti per il “Nuovo Mondo”, nei primi tempi, e poi per il nord Europa. Due secoli in cui i campi sono stati in parte abbandonati, le famiglie separate.
Mentre gli uomini erano assenti su navi sovraffollate attraverso l’Atlantico verso un mondo totalmente sconosciuto, le donne hanno dovuto assumere un ruolo essenziale nello sviluppo della zona. Hanno preso la zappa e hanno lavorato i campi, mentre curavano i bambini e gestivano la casa.
Molti hanno fatto fortuna, e sono tornati in Galizia dove hanno creato nuove imprese di tutti i tipi, molti altri hanno fallito e sono tornati a casa con il sacchetto vuoto, ma con l’orgoglio di avereci provato. La maggior parte degli emigranti ha lavorato per decenni, risparmiando fino all’ultimo centesimo per inviare soldi alle loro famiglie o per consentirgli di tornare a vivere con loro.
Ma tutti hanno mantenuto il loro amore per la propria terra e la loro casa tanto che hanno portato i loro costumi e il loro folklore in tutto il mondo.
Con la fine del regime di Franco e l’inizio della democrazia in Spagna, intorno al 1980, iniziò l’ascesa dell’economia spagnola, contemporanea al calo dei Paesi Americani. Ciò ha causato che un gran numero di emigranti hanno deciso di tornare a stabilirsi in Galizia e recuperare ciò che hanno perso decine di anni fa.
Questo è stato di grande aiuto per lo sviluppo di una regione come la Galizia, prevalentemente agricola e di piccoli proprietari terrieri che aveva bisogno sia di lavoro che di capitali per lo sviluppo.
La Galizia oggi non è la regione più ricca della Spagna, però ha avuto profondi cambiamenti negli ultimi decenni che hanno attirato grandi settori dell’economia tanto che è diventata una regione in grado di offrire ai suoi cittadini non solo il pasto che le era stato negato per secoli, ma un futuro dignitoso e opportunità di crescita ulteriore.
Fonte: www.strill.it
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El carácter y la identidad de un pueblo se forja a través del devenir de los siglos. Todos los pueblos han vivido épocas de auge económico, han sufrido invasiones, gobiernos liberales que potenciaban la economía u otros opresores que reducían las infraestructuras al mínimo. Tantas situaciones, todas ellas dejando su huella en la conciencia de quienes las vivieron y en sus descendientes. Sin embargo, siempre ha habido pueblos más tendentes a dominar que a ser dominados, más tendentes a la lucha o más reacios, más oprimidos o más libres.
Existen y siguen existiendo pueblos como el calabrés que han vivido numerosas desventuras a lo largo de su historia. Desde las invasiones griegas y romanas, pasando por la dominación aragonesa y posteriormente la unificación italiana. Todo esto ha marcó manera indefectible la mentalidad y el carácter de los calabreses. Un pueblo que tras muchos siglos de existencia se encontró a partir del siglo XVIII ante una de las mayores vicisitudes que se pueden vivir.
En cuestión de unas pocas décadas, la región de Calabria pasó de ser de las más desarrolladas de Italia, a ser una de las más pobres. Las condiciones económicas de la zona alcanzaron los niveles más bajos de desarrollo, haciendo de la Calabria un lugar donde la gente no ganaba para comer, y por tanto, la necesidad de emigrar se convirtió en un elemento propio del pueblo calabrés.
Por desgracia, este elemento no ha sido exclusivo del pueblo calabrés. Han habido numerosos pueblos que se han visto forzados a abandonar su tierra en busca de un trabajo digno y un plato de comida. Irlandeses, escoceses y polacos son sólo algunos de los numerosos países en los que su gente ha sufrido la miseria y la desesperanza de no encontrar una manera digna de vivir en el lugar en el que ha nacido. Sin embargo, hay países en los que la desigualdad entre las diferentes regiones generaba que no en todas las zonas se vieran en la necesidad de emigrar. En Italia la región de Calabria, en España, Galicia.
Al igual que la Calabria, la región de Galicia (Situada al noroeste de la península ibérica) ha vivido momentos de prosperidad e importante desarrollo económico y cultural. Uno de los momentos de mayor auge fue en torno al siglo XIII y XIV principalmente bajo el reinado de Alfonso X “El sabio”. Era el tiempo en el que la lengua y la cultura gallega estaban enteramente ligadas a lo que hoy en día es Portugal, y su desarrollo económico era parejo al de los principales reinos de Europa. Tras el avance de la Reconquista (el periodo histórico en que los reinos cristianos de Aragón y Castilla iniciaron la guerra contra los árabes hacia el sur de la península) ambos reinos se unieron dando lugar a lo que hoy es España y acabando en gran medida con el gran avance que la región estaba experimentando. A partir de entonces llego la “época oscura”.
A partir del siglo XVIII y de forma muy pareja en el tiempo la región de Calabria y la de Galicia comenzaron a experimentar un grandísimo auge en el número de personas que decidieron dejar su tierra. Sin embargo, no sólo el hambre y la miseria empujan a un pueblo a emigrar, puesto que hay que tener mucho coraje y valor para dejar de un lado la tierra en la que naces en busca de prosperidad par aportar desde la lejanía un soporte económico a los que se quedaron. Es cierto que en muchos lugares del mundo se vivieron situaciones similares, pero no todos los pueblos tomaron la determinación de emigrar. El escritor gallego Alfonso Rodríguez Castelao definió al pueblo gallego como emigrantes así: “Aunque los factores económicos fueron lo suficientemente importantes como para echar fuera de su tierra a muchos gallegos, también es cierto que nosotros sabemos andar por el mundo en la búsqueda del bienestar al contrario que muchos españoles que prefieren morir de hambre con tal de no tener que enfilar caminos desconocidos. Los gallegos sabemos arreglar los papeles y pedir un billete de tercera clase; sabemos escondernos en la bodega de un trasatlántico; sabemos abrir fronteras cerradas; sabemos pedir trabajo en todas las lenguas; sabemos todo cuando hay que saber aunque sea la primera vez que salimos de casa”.
Estas palabras definen el carácter del pueblo gallego y sin duda servirían también para definir a un pueblo como el calabrés que luchó contra viento y marea por lograr la prosperidad en un mundo tan complejo y peligroso.
Durante cerca de dos siglos, más de dos millones de gallegos partieron rumbo al “Nuevo Mundo “ al principio y más tarde al norte de Europa. Dos siglos en los que el campo quedó sin labrar, en los que las familias quedaron desestructuradas. Faltaban hombres que trabajaran las tierras, y las mujeres tuvieron que asumir un rol esencial para el desarrollo de la zona. Tomaron el azado y salieron al campo a trabajar, al tiempo que cuidaban de los hijos y mantenían la casa, mientras los hombres partían en barcos atestados rumbo al otro lado del Atlántico hacia un mundo totalmente desconocido.
Muchos hicieron fortuna, y volvieron a Galicia donde montaron negocios y empresas de todo tipo, otros muchos fracasaron y tuvieron que volver a casa con la bolsa vacía pero con el orgullo de haberlo intentado. La mayoría pasaron décadas trabajando como emigrantes, ahorrando cada céntimo para enviarlo a sus familias o para hacer que éstas fueran a vivir con ellos. Pero todos conservaron el amor por su tierra y su origen al tiempo que portaron sus costumbres y su folklore a lo largo del planeta.
Con el final del franquismo, en la década de 1980, comienza el auge de la economía española al tiempo que la decadencia de los países americanos. Esto hizo que un gran número de emigrantes decidieran volver para instalarse en Galicia y recuperar aquello que habían perdido décadas atrás. Esto ayudó en gran medida a sacar adelante una región como la gallega, eminentemente agropecuaria y minifundista, que precisaba tanto de mano de obra como de capital para desarrollarse.
Hoy en día Galicia no es ni mucho menos la región más rica de España, sin embargo ha experimentado un intenso cambio en las últimas décadas que le ha permitido atraer a importantes sectores de la economía y se ha convertido en una región capaz de ofrecer a sus habitantes no solo ese plato de comida que le había sido negado siglos atrás, sino que además puede ofrecer un futuro digno y oportunidades para crecer.
Publicado en strill.it el 17/02/2011
Traducido por http://reportesl.wordpress.com/
EL carácter y la identidad de un pueblo se forja a través del devenir de los siglos. Todos los pueblos han vivido épocas de auge económico, han sufrido invasiones, gobiernos liberales que potenciaban la economía u otros opresores que reducían las infraestructuras al mínimo. Tantas situaciones, todas ellas dejando su huella en la conciencia de quienes las vivieron y en sus descendientes. Sin embargo, siempre ha habido pueblos más tendentes a dominar que a ser dominados, más tendentes a la lucha o más reacios, más oprimidos o más libres.
Existen y siguen existiendo pueblos como el calabrés que han vivido numerosas desventuras a lo largo de su historia. Desde las invasiones griegas y romanas, pasando por la dominación aragonesa y posteriormente la unificación italiana. Todo esto ha marcó manera indefectible la mentalidad y el carácter de los calabreses. Un pueblo que tras muchos siglos de existencia se encontró a partir del siglo XVIII ante una de las mayores vicisitudes que se pueden vivir.
En cuestión de unas pocas décadas, la región de Calabria pasó de ser de las más desarrolladas de Italia, a ser una de las más pobres. Las condiciones económicas de la zona alcanzaron los niveles más bajos de desarrollo, haciendo de la Calabria un lugar donde la gente no ganaba para comer, y por tanto, la necesidad de emigrar se convirtió en un elemento propio del pueblo calabrés.
Por desgracia, este elemento no ha sido exclusivo del pueblo calabrés. Han habido numerosos pueblos que se han visto forzados a abandonar su tierra en busca de un trabajo digno y un plato de comida. Irlandeses, escoceses y polacos son sólo algunos de los numerosos países en los que su gente ha sufrido la miseria y la desesperanza de no encontrar una manera digna de vivir en el lugar en el que ha nacido. Sin embargo, hay países en los que la desigualdad entre las diferentes regiones generaba que no en todas las zonas se vieran en la necesidad de emigrar. En Italia la región de Calabria, en España, Galicia.
Al igual que la Calabria, la región de Galicia (Situada al noroeste de la península ibérica) ha vivido momentos de prosperidad e importante desarrollo económico y cultural. Uno de los momentos de mayor auge fue en torno al siglo XIII y XIV principalmente bajo el reinado de Alfonso X “El sabio”. Era el tiempo en el que la lengua y la cultura gallega estaban enteramente ligadas a lo que hoy en día es Portugal, y su desarrollo económico era parejo al de los principales reinos de Europa. Tras el avance de la Reconquista (el periodo histórico en que los reinos cristianos de Aragón y Castilla iniciaron la guerra contra los árabes hacia el sur de la península) ambos reinos se unieron dando lugar a lo que hoy es España y acabando en gran medida con el gran avance que la región estaba experimentando. A partir de entonces llego la “época oscura”.


curiosità e parallelismi che non tutti notano
saluti da un calabrese con la galizia nel cuore!
Bellissimo articolo… complementi di cuore!!!… veramente mi ha colpito…Grazie per condividerlo non noi.
Due terre di emigranti, di sofferenza e di speranza a confronto. Da calabrese con un passato gallego posso dire che, tra le due terre, la Galizia vince nettamente la gara: una regione che ha saputo ripartire e offrire, pur tra mille problemi, un futuro ai suoi giovani. Quanto alla mia Calabria, ahimé, le sue condizioni sono sotto gli occhi di tutti…
Lukas
Bellissimo articolo Erminio, un saluto affettuoso da un calabrese che si considera un emigrante temporaneo, che attraverso Roma ha felicemente vissuto in Galizia per 6 mesi, troppo pochi per cogliere tutti i suoi aspetti.
Il confronto ci sta tutto, ma l’unica e fondamentale differenza è nella malavita, che non può essere paragonabile…