Scritto da cerminio
Tra i ricordi che conservo con affetto della mia infanzia, uno è legato al giorno di San Martino dell’11 novembre, quando la mia maestra delle elementari dopo averci letto la leggenda dell’Estate di San Martino ci faceva imparare a memoria la famosa poesia di Giosuè Carducci
“La nebbia a gl’ irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar…”.
Era il periodo dell’anno in cui la luce del giorno andava via presto, quando la fine pioggerellina e il cielo coperto rendeva le giornate uggiose ed umide, quando le foglie secche e bagnate ai bordi delle strade e gli alberi spogli rimandavano al colori di giallo ocra di una natura contemplativa… era il periodo dell’anno in cui era bello andare in paese dai nonni per respirare quell’aria frizzante della campagna autunnale con i suoi odori di vino fermentato e di legna umida bruciata mentre il profumo della pasta fatta in casa dalla nonna si mescolava con quella delle caldarroste preparate nel camino. Quella di San Martino era per me anche la festa dell’Autunno in cui si viveva la gioia delle sagra paesana delle castagne appena raccolte e del buon vino novello.
Questo giorno di un lontano passato, che ancora rivive in molte località sia del nord che del sud Italia, con feste paesane che celebrano l’alimento base della castagna, mi ha sopreso riscoprirlo anche qui in Galizia nella festa dedicata al Magosto.
Con questo nome si fa riferimento a una festa tipica della regione galiziana che si organizza, nel mese di novembre (specialmente il giorno di Tutti i Santi e di San Martino) per arrostire e mangiare le castagne, frutto abbondante in questa regione, accompagnandolo con il primo vino della stagione tutto questo in un ambiente allegro… infatti dopo aver mangiato le castagne e direi, soprattutto, dopo aver bevuto il sincero vino novello, i partecipanti al Magosto spesso con un tizzone di legno spento si dipingono reciprocamente di nero carbone il viso, ballando e saltando sopra il fuoco ancora acceso.
L’origine della festa è remota e va ricercata con le celebrazioni celtiche della festa del Imbolc dedicata al fuoco sacro, l’elemento che purifica, per il quale si raggiunge l’immortalità, la purificazione, la rinascita come avviene anche per la notte dei falò “hogueras” di San Juan del 23 giugno.
Ma a parte questo rituale del fuoco per la tradizione celtica, il Magosto coincideva soprattutto con la celebrazione del nuovo anno. In questo giorno i Celtici celebravano la festa del Samainn dove i morti andavano nelle case durante la notte dove si lascavano le porte aperte e il fuoco acceso per far riscaldare le anime dal freddo. Da qui è nata la credenza per i galiziani che nei giorni del magosto le anime tornano nelle proprie case a riscaldarsi al lato del fuoco ed ogni castagna mangiata una anima del purgatorio si salva….
Che suggestione e fascino provocano in me ogni volta queste storie galiziane…mi sembra tornar bambino, ma questa volta imparando altre filastrocche.
Castañas, noces e viño
Fan as delicias do San Martiño.
- – -
Polo San Martiño
faise o magosto
con castañas asadas
e viño ou mosto
- – -
A castaña no ourizo
Eu ven che sei o que fai
Se é que está verde, madura
E se está madura, cae.
Pero os mais pequenos
¡o viño nin velo!
- – -
E festa faremos
grandes e pequenos.
Arredor do lume
Estouros e fume.
Co negro tizón
¡vaia diversión!
Tiznareiche a cara
¡despois a lavala!
- – -
Con ricos magostos
E contos fermosos
¡Feliz San Martiño!
Farto e entretido.


Decisamente molto più istruttivo dell’ultimo!!! ahahaha, Complimenti, Erminio!
Grandi ricordi anche io della bella festa del Magosto, che nella mia cittá e delle piu importanti, viva o Magosto e viva Ourense!!!